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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 13/02/2017

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/5091468-separazione-niente-addebito-a-chi-non-tradisce-per-primo?source=1&tipo=news

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Separazione: niente addebito a chi non tradisce per primo?

Separazione: niente addebito a chi non tradisce per primo?

Pubblicato in Normativa nazionale il 13/02/2017

Qui la sentenza n. 3318/2017 - 8/2/2017 - Corte di Cassazione - Civile, I


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L’addebito della separazione va attribuito solo al coniuge che con il tradimento ha causato la rottura del rapporto, e non al partner che ha avviato una nuova relazione quando la situazione era ormai insanabile. Un principio molto importante stabilito dalla recentissima sentenza n. 3318/2017 della Corte di Cassazione, che ha addebitato la separazione a un marito infedele, ritenendo non rilevante la successiva relazione della moglie, e non ha riconosciuto all’uomo né l’assegno di mantenimentogli alimenti.
Vediamo allora in quali casi la separazione può essere addebitata al coniuge che tradisce, e quali conseguenze economiche questo comporta.
 
Quando la separazione va addebitata al coniuge infedele?

La separazione di una coppia sposata può essere dovuta a vari fattori. Quando però il giudice appura che la rottura della coppia è stata la conseguenza diretta della violazione dei doveri coniugali da parte di uno dei due partner, il tribunale potrà addebitare la separazione al coniuge "colpevole".
I doveri coniugali, disciplinati dall’Art. 143 del Codice civile, includono l’obbligo all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione, alla coabitazione e, per l’appunto, alla fedeltà. Chi tradisce, dunque, ha violato i suoi doveri di coniuge.
 
Illecito solo il tradimento che causa la rottura

Bisogna fare molta attenzione, però: come accennato in apertura di paragrafo, la separazione può essere considerata responsabilità di uno dei due coniugi solo quando questa sia stata causa diretta della rottura della coppia.
Molto importante a questo punto diventa la successione temporale degli avvenimenti: se il tradimento, sia esso compiuto dal marito o dalla moglie, avviene dopo la crisi e quindi sia conseguenza e non causa di una situazione ormai insanabile, questo non è considerabile una "colpa" e quindi non determina l’addebito della separazione.
 
Chi tradisce dopo la crisi non è colpevole

Peculiare, e molto interessante, il caso di specie sul quale si è pronunciata la sentenza della Cassazione.
Un marito, al quale in sede di separazione era stata attribuita

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attribuita la responsabilità della rottura per aver tradito la moglie, si è difeso affermando che la moglie sarebbe poi stata infedele a sua volta iniziando una relazione con un secondo uomo.
Ebbene, la Cassazione ha affermato che la nuova relazione della donna è stata ininfluente ai fini della separazione. Certamente non si possono paragonare, infatti, il tradimento del coniuge che porta alla perdita insanabile della fiducia all’interno di una coppia e un nuovo rapporto instaurato dal partner dopo una tale situazione. Tanto più che la nuova relazione era iniziata dopo l’avvio delle pratiche per la separazione.
 
La perdita del mantenimento e degli alimenti

Una simile decisione porta a conseguenze importanti di natura economica: il coniuge al quale viene addebitata la separazione, infatti, perde il diritto all’assegno di mantenimento. E questo, si badi bene, a prescindere da un’eventuale situazione finanziaria svantaggiata rispetto a quella dell’ex partner.
Nel caso di specie, il marito si è visto negare persino la concessione degli alimenti: questi infatti vengono concessi solo quando uno dei due coniugi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio sostentamento economico.
Il marito in questione, invece, ha dimostrato "capacità lavorativa" e persino "attitudini imprenditoriali": è dunque in grado, secondo la Corte, di trovare un’occupazione confacente alle proprie attitudini e nulla può chiedere all’ex moglie.
 
Davide Basile

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