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ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 27/11/2015

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/5090810-assegnazione-della-casa-familiare-e-comodato?source=1&tipo=news

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Assegnazione della casa familiare e comodato

Assegnazione della casa familiare e comodato

Pubblicato in Notizie di diritto il 27/11/2015
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Assegnazione della casa familiare e comodato Avv. Giuseppe Potenza
 
Si pone il problema dell'opponibilità del provvedimento di assegnazione della casa familiare al comodante e dell'incidenza di tale provvedimento sul rapporto di comodato.
In altre parole cosa succede quando la casa familiare non è di proprietà di uno o di entrambi i coniugi ma è da loro goduta in virtù di un rapporto di comodato?  E’ frequente infatti l’ipotesi in cui un genitore conceda in comodato l’immobile al figlio in occasione delle nozze al fine di sopperire alle esigenze abitative della nuova famiglia.
 
Gli orientamenti giurisprudenziali
In relazione a tale aspetto era sorto un contrasto giurisprudenziale, poi composto dalle Sezioni Unite della Cassazione le quali nel 2004 hanno affermato che quando un terzo abbia concesso in comodato un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento - pronunciato nel giudizio di separazione o di divorzio - di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figlio maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, non modifica ne' la natura ne' il contenuto del titolo di godimento sull'immobile, atteso che l'ordinamento non stabilisce una "funzionalizzazione assoluta" del diritto di proprietà del terzo a tutela di diritti che hanno radice nella solidarietà coniugale o postconiugale, con il conseguente ampliamento della posizione giuridica del coniuge
assegnatario. Infatti, il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa, idoneo ad escludere uno dei coniugi dalla utilizzazione in atto e a "concentrare" il godimento del bene in favore della persona dell'assegnatario, resta regolato dalla disciplina del comodato negli stessi limiti che segnavano il godimento da parte della comunità' domestica nella fase fisiologica della vita matrimoniale. Di conseguenza, ove il comodato sia stato convenzionalmente stabilito a termine indeterminato (diversamente da quello nel quale sia stato espressamente ed univocamente stabilito un termine finale), il comodante e' tenuto a consentire la continuazione del godimento per l'uso previsto nel contratto, salva l'ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno, ai sensi dell'articolo 1809 c.c., comma 2.. In casi del genere, infatti, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso al comodato un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari (e perciò non

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non solo e non tanto a titolo personale del comodatario) idoneo a conferire all'uso - cui la cosa deve essere destinata - il carattere implicito della durata del rapporto, anche oltre la eventuale crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà, ad nutum, del comodante (Cass.  Civ., 21 luglio 2004, n. 13603).
 
La conferma della tesi delle Sezioni Unite
Ove il comodato di un bene immobile sia stato stipulato senza limiti di durata in favore di un nucleo familiare, già formato o in via di formazione, si versa nell'ipotesi del comodato a tempo indeterminato, caratterizzato dalla non prevedibilità del momento in cui la destinazione del bene verrà a cessare, ed il giudice della separazione, ai fini dell'assegnazione della casa coniugale, è tenuto a verificare che la concessione in comodato del bene sia stata effettuata nella prospettiva della sua utilizzazione quale casa familiare( Cass. Civ., 7 agosto 2012, n. 14177);
Il provvedimento, pronunciato nel giudizio di separazione o di divorzio, di assegnazione in favore del coniuge affidatario dei figli minori o maggiorenni non autosufficienti della casa coniugale non modifica né la natura, né il contenuto del titolo di godimento dell'immobile già concesso in comodato da un terzo per la destinazione a casa familiare; pertanto, la specificità della destinazione, impressa per effetto della concorde volontà delle parti, è incompatibile con un godimento contrassegnato dalla provvisorietà e dall'incertezza, che caratterizzano il comodato cosiddetto precario, e che legittimano la cessazione "ad nutum" del rapporto su iniziativa del comodante, con la conseguenza che questi, in caso di godimento concesso a tempo indeterminato, è tenuto a consentirne la continuazione anche oltre l'eventuale crisi coniugale, salva l'ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed imprevisto bisogno(Cass. Civ., 2 ottobre 2012, n. 16769).
L'orientamento
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