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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 15/07/2013

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/5089806-equiparazione-tra-legittimi-e-naturali-via-libera-del-governo-al-decreto-legislativo-che-attua-la-delega-in-materia-di-riconoscimento-dei-figli-naturali?source=1&tipo=news

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Equiparazione tra «legittimi» e «naturali»: via libera del Governo al decreto legislativo che attua la delega in materia di riconoscimento dei figli naturali

Equiparazione tra «legittimi» e «naturali»: via libera del Governo al decreto legislativo che attua la delega in materia di riconoscimento dei figli naturali

Pubblicato in Disegni di legge il 15/07/2013
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Equiparazione tra «legittimi» e «naturali»: via libera del Governo al decreto legislativo che attua la delega in materia di riconoscimento dei figli naturali Anna Costagliola
Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo in materia di filiazione. Il provvedimento prevede la modifica della normativa vigente al fine di eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento tra i figli nati nel e fuori dal matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica degli stessi.
Il decreto legislativo completa la normativa sull’equiparazione dei figli naturali con i legittimi già anticipata dalla L. 219/2012 (Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali), che ha affermato il principio dell’unicità dello stato giuridico dei figli (art. 315 c.c.). Lo spirito informatore della legge citata è stato, infatti, dettato dall’esigenza di affermare una sostanziale equiparazione dei diritti dei figli legittimi e naturali, in attuazione dei principi costituzionali e degli obblighi imposti a livello internazionale.
Con una fondamentale innovazione rispetto alla previgente disciplina codicistica, si riconosce un unico status giuridico, quello di «figlio», eliminando, anche sotto un profilo lessicale, la distinzione tra figlio legittimo e naturale; laddove si rendesse comunque necessario indicarne l’origine, si prevede l’impiego delle locuzioni «figli nati nel matrimonio» e «figli nati fuori dal matrimonio», in luogo di quelle precedenti «figli legittimi» e «naturali». Conseguenza di tale premessa è l’estensione delle disposizioni in tema di filiazione a tutti i figli, senza distinzioni, e una rivisitazione della disciplina del
riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio, con l’espressa abrogazione dell’istituto della cd. legittimazione dei figli naturali, presupponente ancora una diversità di effetti tra filiazione legittima e filiazione naturale.
La tecnica prescelta dal legislatore per rendere operativa la completa equiparazione dei figli naturali a quelli legittimi è stata quella di non definire direttamente con la legge del 2012 gli interventi da operare, delegandoli piuttosto in larga parte al Governo. L’art. 2 della L. 219/2012 ha, infatti, conferito delega al Governo (da esercitare entro i 12 mesi successivi all’entrata in vigore della riforma, e dunque antro la data del 1° gennaio 2014) per la modifica delle disposizioni vigenti al fine di eliminare ogni residua discriminazione tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori del matrimonio.
Il decreto delegato appena approvato dal Governo prevede attiene, per lo più, agli aspetti patrimoniali

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patrimoniali relativi a detta equiparazione, essendo le affermazioni di principio, come sopra evidenziato, già contenute nella legge delega.
Uno dei punti salienti affrontati dal provvedimento è quello che riguarda l’asse ereditario. D’ora in poi i figli nati fuori dal matrimonio, così come quelli adottati, avranno gli stessi identici diritti dei figli che un tempo venivano definiti «legittimi». Dunque gli effetti successori dei figli di qualsiasi genere varranno nei confronti di tutti i parenti e non soltanto dei genitori.
Sotto il profilo ereditario occorre ancora segnalare la modifica dell’art. 480 c.c. in merito alla decorrenza del termine decennale di prescrizione per l’accettazione dell’eredità per i figli nati fuori dal matrimonio (sent. Corte cost., sent. 191/1983).
In materia di successione viene poi disposta la soppressione dell’istituto del cd. diritto di commutazione in capo ai figli legittimi fino ad oggi previsto per l’eredità dei figli naturali (art. 537, co. 3, c.c.), costituente ancora baluardo di una disparità di trattamento in danno dei figli naturali.
Anche in tema di donazione, si modifica la disposizione di cui all’art. 803 c.c., che viene riformulato tenendo conto dei principi contenuti nella sentenza della Corte Costituzionale n. 250 del 2000, che ha dichiarato l’illegittimità della norma nella parte in cui disponeva che in caso di sopravvenienza di figlio naturale la donazione poteva essere revocata solo se il riconoscimento era intervenuto entro 2 anni dalla donazione.
Oggetto di modifica è anche la normativa in tema di disconoscimento della paternità (art. 244 c.c.). Recependo la giurisprudenza della Corte costituzionale sul punto, il legislatore fissa il termine massimo per proporre l’azione di disconoscimento in 5 anni dalla nascita del figlio; superato detto termine, si fa prevalere sul principio di verità della filiazione l’interesse del figlio alla conservazione dello stato. L’azione rimane imprescrittibile solo per il
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