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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 27/02/2013

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/5089364-rilevanti-la-personalit-e-lo-stile-di-vita-del-minore-per-l-applicazione-della-misura-cautelare-della-permanenza-in-casa-per-i-reati-di-atti-persecutori-furto-e-tentata-esto?source=1&tipo=news

Autori:

Rilevanti la personalità e lo stile di vita del minore per l’applicazione della misura cautelare della permanenza in casa per i reati di atti persecutori, furto e tentata estorsione.

Rilevanti la personalità e lo stile di vita del minore per l’applicazione della misura cautelare della permanenza in casa per i reati di atti persecutori, furto e tentata estorsione.

Pubblicato in Sentenze il 27/02/2013

Rilevanti la personalità e lo stile di vita del minore per l’applicazione della misura cautelare della permanenza in casa per i reati di atti persecutori, furto e tentata estorsione. Anna Costagliola
È legittima la valutazione della personalità e dello stile di vita del minore, indicativa dell’eventuale pericolo di reiterazione, ai fini dell’applicazione della misura cautelare della permanenza in casa per i reati di atti persecutori, furto e tentata estorsione.
È quanto affermato dalla seconda sezione penale della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8990 del 25 febbraio 2013, ha respinto il ricorso di un diciassettenne contro la decisione del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria che aveva rigettato la richiesta di riesame dell’ordinanza del Gip della stessa città applicativa della misura cautelare indicata.
La Cassazione, in particolare, respingendo la deduzione difensiva secondo cui il Tribunale avrebbe valorizzato «in modo enfatizzante» le note disciplinari adottate a scuola nei confronti dell’indagato, ha ritenuto rilevante la documentazione acquisita dalla scuola dalla quale emergeva che l’indagato aveva subito svariati giorni di sospensione per violazioni disciplinari, nonché la pessima condotta tenuta in classe, essendo indicato quale elemento di disturbo per le lezioni e gli altri compagni. Si tratta, insomma, per la Corte, di una valutazione sulla personalità dell’indagato, legittimamente compiuta ai fini della valutazione del pericolo di reiterazione, in ossequio al disposto di cui all’art. 274, co. 1, lett. c), c.p.p., che richiama, tra gli elementi di possibile disvalore della personalità del soggetto, anche lo stile di vita.
Correttamente
formulato è sembrato pertanto, alla Cassazione, il giudizio in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari, avendo il Tribunale apprezzato il disvalore della personalità dell’indagato e le specifiche modalità e circostanze del fatto, in ragione della gravità dei reati implicante l’uso reiterato di atti aggressivi e di minaccia, ciò che vale a destare un notevole allarme sociale.

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