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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 08/05/2017

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/39328-la-narrativit-della-vita-di-coppia-e-della-vita-familiare

Autore: Marzario Margherita

La narratività della vita di coppia e della vita familiare

La narratività della vita di coppia e della vita familiare

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 08/05/2017

Autore

46096 Marzario Margherita
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La narratività della vita di coppia e della vita familiare Abstract: L’Autrice usa le pagine di un noto romanzo per rendere più leggibile l’intricata realtà coniugale e familiare anche per le nuove generazioni, sempre più bisognose e desiderose di educazione sentimentale.
 
Amare è scegliere, separare la parte migliore di una cosa dalla peggiore, ogni giorno. Questo è uno dei significati da dare al “sempre” che si sussurra quando ci s’innamora, che si esprime nelle promesse matrimoniali e che si dimentica nella vita quotidiana.
“Esiste il «per sempre»?” è la domanda che ci si pone nella vita e che pone la scrittrice Susanna Tamaro in uno dei suoi romanzi proprio dal titolo “Per sempre”[1]. Per quanto romanzata, è la storia di una coppia rotta da un lutto, la morte improvvisa di lei, a causa di un incidente. Essendo un tema sempre attuale perché la coppia è suscettibile di qualsiasi forma di lutto, è interessante fare una lettura multidisciplinare di alcuni stralci del romanzo. 
“Quella notte abbiamo fatto l’amore a lungo e in silenzio, sospesi in una delicatezza che fino ad allora ci era sconosciuta. C’eravamo noi due e, intorno, la notte, e quella notte conteneva tutte le notti – la notte del mio cuore, quella del tuo, la notte in cui eravamo stati generati e quella in cui avevamo concepito nostro figlio, e anche la
notte più grande e misteriosa, quella che – all’improvviso – avrebbe riassorbito in sé il nostro ultimo respiro. In quegli istanti, la trama della vita era scoperta e ci offriva l’inerme volto della sua fragilità. Per questo ci muovevamo piano, respiravamo piano e per questo, ancora più piano, ci sussurravamo l’un l’altra: «Ti amo…»” (da “Per sempre”). La sessualità è una forma di comunicazione ed è importante nella comunicazione di coppia. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai mette in guardia: “La sessualità e l’intimità di coppia sono una risorsa fondamentale che sostiene nella fatica l’uomo e la donna, connettendone non solo i corpi, ma anche i cuori e le esistenze. Capita frequentemente che, dopo la nascita di un figlio, questa dimensione si affievolisca rischiando addirittura di scomparire. Ci sono coppie che sembrano dimenticarsela. E dopo essere diventati genitori non tornano più sui loro

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loro passi, trasformandosi in conviventi con uno stile fraterno o amicale”.
“Da bambino piangevo molto facilmente. Non piangevo per insoddisfazione, per capriccio. Piangevo davanti al mendicante, davanti ad una vecchia tutta storta che barcollava sul suo bastone, ero scosso dai singhiozzi davanti al corpo agonizzante di un gattino già invaso dalle larve delle mosche. Piangevo e quel pianto era una cosa nascosta, provavo pudore per questa mia eccessiva sensibilità. Mi guardavo intorno e vedevo che nessun altro piangeva e così, oltre al pudore, provavo anche uno straordinario senso di solitudine. Quello che io vedevo, gli altri non sembravano notarlo, il loro sguardo si fermava alla forma – il povero, la vecchia, il gatto morente. La domanda nascosta dietro quelle creature pareva non affacciarsi alle loro menti” (da “Per sempre”). Bisogna educare la sensibilità e alla sensibilità; studi e orientamenti in tal senso sono stati formulati dallo psicoterapeuta tedesco Rolf Sellin: “Gli ipersensibili si distinguono per il fatto che percepiscono tutto in modo più intenso: sono osservatori attenti. Questo dono emerge fin dall’infanzia, e quando la loro percettività viene ignorata, per principi educativi o convenzioni sociali o perché scomoda, allora il bambino perde la fiducia in sé e comincia a orientarsi secondo la modalità percettiva di chi lo circonda”.
“Ero davvero fragile? Sì, ero fragile. Veniva da mio padre questa fragilità? Non ho mai saputo rispondermi. Mio padre era un uomo forte e retto. Se non avesse avuto la limitazione della cecità, avrebbe letteralmente ribaltato il mondo. Non era lui come persona, ma la sua condizione ad avermi spinto ad avere un grado diverso di sensibilità – la sua condizione, unita al suo passato. La morte violenta di suo padre e di sua sorella, la perdita di ogni cosa, la cecità avevano forse lasciato qualche
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