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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 13/04/2017

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/39281-i-criteri-per-disporre-l-affidamento-esclusivo-del-minore-a-uno-dei-genitori

Autore: Arseni Antonio

I criteri per disporre l'affidamento esclusivo del minore a uno dei genitori

I criteri per disporre l'affidamento esclusivo del minore a uno dei genitori

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 13/04/2017

Autore

49974 Arseni Antonio
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I criteri per disporre l'affidamento esclusivo del minore a uno dei genitori Sui criteri per disporre l’affidamento esclusivo del minore a uno dei genitori con particolare riferimento alla esistenza di una situazione di conflittualità fra gli stessi (Cass. 03/01/2017 27).
 
L'affido esclusivo, che non comporta la perdita della responsabilità genitoriale in capo al genitore che non ha ottenuto l'affidamento della prole, può essere concesso, in deroga all'ordinario regime di affido condiviso, sulla base di adeguate motivazioni, concretamente dimostrate,  circa la incapacità dell'altro genitore di assicurare tutte le responsabilità derivanti dal proprio ruolo la quale, di conseguenza, potrebbe pregiudicare il futuro benessere dei minori.
Tale conclusione, che si trova affermata dalla giurisprudenza di merito e di legittimità, spesso chiamata all'applicazione dell'art. 337 quater CC in combinato disposto con l'art. 337 ter CC, individua nella centralità dell'interesse del minore, cui fa riferimento la norma appena citata, quella specie di bussola che serve ad orientare l'interprete nella scelta dell'una o dell'altra forma di affidamento del minore.Un interesse, per l'appunto, da intendersi riferito, come chiarito dalla S.C. (v. ex multis Cass. 22/09/2016 n° 18559) "alle  fondamentali ed imprescindibili esigenze di cura, educazione, istruzione e sana ed equilibrata crescita psico-fisica”. di quest'ultimo
La legge (art. 337 quater CC) prevede solo che l'affidamento esclusivo ad uno dei genitori possa essere disposto quando l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore, non precisando, dunque,
gli specifici casi in presenza dei quali in Giudice è tenuto a disporre la misura in questione.
 
È merito della giurisprudenza aver fissato, purtuttavia, alcuni criteri, al riguardo, che possono  compendiarsi:
a) nella sussistenza di un oggettivo pregiudizio nella applicazione della regola generale dell'affido condiviso;
b) nella idoneità o incapacità di uno dei genitori a prendersi cura del minore, che può anche essere resa manifesta da un conclamato disinteresse nei confronti del medesimo;
c) nel rifiuto del minore a rapportarsi con uno dei genitori.
Sulla base di tali coordinate esegetiche, la giurisprudenza ha definito alcune figure sintomatiche in presenza delle quali l'interesse del minore non risulterebbe assicurato se non attraverso l'affidamento esclusivo.
 
1) In questo senso sono stati, ad esempio, considerati fatti  idonei ad integrare la condizione per cui è necessario disporre l'affido esclusivo, le seguenti evidenze.
Il mancato

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mancato pagamento, da parte del coniuge obbligato, del contributo di mantenimento a favore del minore rivelando la circostanza un atteggiamento incompatibile con i doveri di cura, assistenza ed educazione del minore (Cass. 26587/2009, Tribunale di Roma 23620/2013; Tribunale di Catania 24/01/2007. in Red. Giuffrè 2007/2013)
2) Il comportamento del genitore che, oltre a non adempiere ai doveri di mantenimento, non rispetti (cosa più rilevante) il regime delle visite violando così il primario diritto dei figli minori di mantenere rapporti continuativi con entrambi i genitori (Tribunale di Caltanissetta 30/12/2015 in Red. Giuffrè 2015).
3) La condotta di uno dei genitori che gestisca ed utilizzi il figlio in base alle proprie esigenze ed alle proprie convinzioni, senza mostrare alcun rispetto per il suo diritto a coltivare il rapporto anche con l’altro genitore, da cui invece tenta di allontanarlo anche fisicamente (Tribunale di Cosenza 29/07/2015 n° 778 in Red. Giuffrè 2015). Trattasi, questo, di un vero e proprio  esempio (come è stato sostenuto dalla dottrina) della corretta applicazione del combinato disposto dagli artt. 337 ter e quater CC del tutto idoneo ad indicare cosa si debba fare per tutelare effettivamente il diritto riconosciuto dall’art 337 ter CC a che i minori “mantengano rapporti equilibrati e significativi con entrambi i genitori”. Nella specie il CTU del Tribunale aveva accertato che i due minori erano stati colpiti da un vero disturbo relazionale avente le caratteristiche della alienazione parentale, termine che allude alla situazione di ingiustificata campagna di denigrazione del minore contro uno dei genitori, di tale intensità da condurre al rifiuto dei minori della figura paterna (l’altro genitore) e da indurre deficit cognitivi e di personalità dei minori con grave ed irreversibile loro nocumento. In tale contesto, per fare un altro esempio, è stato ritenuto essere contrario all’interesse del
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