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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 09/01/2017

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38934-cognome-materno-ai-figli-via-libera-della-corte-costituzionale

Autore: Ilaria Stellato

Cognome materno ai figli: via libera della Corte Costituzionale

Cognome materno ai figli: via libera della Corte Costituzionale

Pubblicato in Diritto civile e commerciale, Diritto amministrativo il 09/01/2017

Autore

50306 Ilaria Stellato

Qui la sentenza n. 286/2016 - 21/12/2016 - Corte costituzionale

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Cognome materno ai figli: via libera della Corte Costituzionale Con la storica sentenza 8 novembre 2016, pubblicata il 21 dicembre 2016, n. 286, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma desumibile dagli artt. 237, 262 e 299 c.c., nonché dall'art. 72 primo comma R.d. n. 1238/1939 (Ordinamento stato civile) ed artt. 33 e 34 D.p.r. n. 396/2000 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile), nella parte in cui non consente ai genitori – i quali ne facciano concorde richiesta al momento della nascita – di attribuire al figlio anche il cognome materno.
Il fatto
La questione di legittimità era stata sollevata dalla Corte d’Appello di Genova nell'ambito di un giudizio di reclamo avverso il rigetto, da parte dell’ufficiale di stato civile, della richiesta di attribuire al figlio dei ricorrenti anche il cognome materno, in aggiunta a quello paterno.
Più in particolare, l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio nato in costanza di matrimonio, in presenza di una diversa contraria volontà dei genitori, comportava, in primo luogo, la violazione dell’art. 2 Cost., con conseguente compressione del diritto all’identità personale, il quale comporta il diritto del singolo individuo di vedersi riconoscere i segni di identificazione di entrambi i rami genitoriali.
Veniva, altresì, lamentato il contrasto con gli artt. 3 e 29, secondo comma, Cost., con conseguente lesione del diritto di uguaglianza
e pari dignità dei genitori nei confronti dei figli e dei coniugi tra di loro.
Veniva, infine, ravvisata la violazione dell’art. 117, primo comma, Cost., in riferimento all’art. 16, comma 1, lettera g), della Convenzione sulla eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, alle raccomandazioni del Consiglio d’Europa 28 aprile 1995, n. 1271 e 18 marzo 1998, n. 1362, nonché alla risoluzione 27 settembre 1978, n. 37, relative alla piena realizzazione dell’uguaglianza dei genitori nell’attribuzione del cognome dei figli.
La decisione
In apertura del suo intervento, la Corte ha sottolineato di aver già esaminato la disciplina della prevalenza del cognome paterno, al momento della sua attribuzione al figlio.
Ed invero, già nell’ordinanza n. 176 del 1988, espressamente riconosceva che «sarebbe possibile, e probabilmente consentaneo all’evoluzione della coscienza sociale, sostituire la regola vigente in ordine alla determinazione

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determinazione del nome distintivo dei membri della famiglia costituita dal matrimonio con un criterio diverso, più rispettoso dell’autonomia dei coniugi, il quale concilii i due principi sanciti dall’art. 29 Cost., anziché avvalersi dell’autorizzazione a limitare l’uno in funzione dell’altro» (v. anche ordinanza n. 586 del 1988).
Diciotto anni dopo, con ancora maggiore fermezza, nella sentenza n. 61 del 2006, in considerazione dell’immutato quadro normativo, il Giudice delle leggi evidenziava l’incompatibilità della norma in esame con i valori costituzionali della uguaglianza morale e giuridica dei coniugi. Tale sistema di attribuzione del cognome veniva definito come il «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna» ma, ciononostante, la questione veniva dichiarata inammissibile, ritenendola riservata alla discrezionalità del legislatore.
Ebbene, a distanza di molti anni da queste pronunce, un criterio diverso, più rispettoso dell’autonomia dei coniugi, non è ancora stato introdotto.
Neppure il decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 (Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell’articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219), con cui il legislatore ha posto le basi per la completa equiparazione della disciplina dello status di figlio legittimo, figlio naturale e figlio adottato, riconoscendo l’unicità dello status di figlio, ha scalfito la norma censurata.
Pur essendo stata modificata la disciplina del cambiamento di cognome – con l’abrogazione degli artt. 84, 85, 86, 87 e 88 del d.P.R. n. 396 del 2000 e l’introduzione del nuovo testo dell’art. 89, ad opera del d.P.R. 13 marzo 2012, n. 54 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, a norma dell’art. 2,
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