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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 21/12/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38922-educazione-all-essere-bambina-educazione-dell-essere-bambina

Autore: Marzario Margherita

Educazione all’essere bambina, educazione dell’essere bambina

Educazione all’essere bambina, educazione dell’essere bambina

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 21/12/2016

Autore

46096 Marzario Margherita
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Educazione all’essere bambina, educazione dell’essere bambina Abstract: L’Autrice propone una breve lettura interdisciplinare di un documento, forse poco conosciuto ma tanto importante, sui diritti della bambina.
 
“Bambina”, nome comune di persona, singolare, di genere femminile, relativo all’età della fanciullezza. Affinché ogni bambina possa godere di diritti comuni a tutte, della sua individualità, della sua personalità e della sua fanciullezza, esiste la “Carta dei diritti della bambina” (con l’aggiunta, nel titolo, dell’enunciato “La bellezza della diversità”), un atto a livello regionale (e non universale), breve e non vincolante (perché non emanato da organi istituzionali), approvato a Reykjavik (Islanda) nel 1997, come frutto soprattutto dell’associazionismo femminile. Tra l’altro, offre tracce per un percorso di “educazione alla e della femminilità”, scevra da pregiudizi e stereotipi, rivolto principalmente a istituzioni e neogenitori. La nuova versione della Carta, approvata il 30 settembre 2016, ha aggiunto degli elementi testuali che invitano ancor di più alla riflessione e alla conseguente applicazione di quanto enunciato.
Significativo è già l’incipit “Ogni bambina”, che sottolinea la singolarità e l’unicità di ogni persona di sesso femminile, perché è diverso dal dire “le bambine” o “la bambina”. Ogni bambina ha il diritto di vivere la sua età, la sua natura femminile, il suo crescere e il suo differenziarsi dagli altri e da altro, rispetto alle altre bambine, agli altri bambini e agli adulti.
Nell’art.
1 (della formulazione originaria) si parla di “rispetto”, che etimologicamente significa “guardare dietro, guardare di nuovo”. Quello sguardo di cui ha bisogno ogni bambina, dall’inizio e sempre. Quel rispetto che richiede educazione dello sguardo e allo sguardo, educazione alla corporeità. Componenti su cui si basa tutta la Carta dei diritti della bambina sino alla sua chiusura nell’art. 9 in cui si disciplina la pubblicità, così onnipresente nella quotidianità. Il circolo virtuoso della Carta, in termini di coerenza ed essenza, dovrebbe diventare “magna charta” nella realtà, che è purtroppo lontana dalle sempre fattuali e progettuali disposizioni della Carta.
Ogni bambina ha diritto a una “Formazione educativa ai problemi economici e politici che le permetta di diventare una cittadina a tutti gli effetti” (art. 5 Carta dei diritti della bambina). Ogni donna deve imparare a essere padrona (dal latino “domina”) di se stessa

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stessa per esserlo della vita che può donare. La femminilità è una ricchezza e, in quanto tale, non deve essere né venduta né svenduta ma amorevolmente offerta; di questo sono responsabili tanto la donna quanto l’uomo. In una coppia l’unica norma imprescindibile è il rispetto reciproco, tutto il resto può essere anormalità (rispetto alle convenzioni sociali o alle abitudini diffuse): il miglior modo per regolare la propria vita è regalare la propria vita. Femminilità è fonte di felicità, è educazione alla vera felicità. Come scrive la storica Lucetta Scaraffia: “Oggi le donne hanno compiuto molti progressi, sono più autonome, meno condizionate dai giudizi altrui. Ma a volte rischiano di dimenticare che la felicità non sta in una vita piacevole e protetta, bensì nell’amore che si sa dare agli altri dimenticando se stessi e i propri interessi”.
Ogni donna deve essere educata al vero senso della femminilità ricordando che letteralmente “femmina” è “quella che allatta, che nutrisce” e che, pertanto, è un carattere vitale che ha in sé e con sé e bisogna esprimere (“premere per fare uscire” da sé), in modo costruttivo per sé e per gli altri, per non “sterilizzarsi”. In tal senso la Carta dei diritti della bambina e in particolare l’art. 6 in cui si legge: “Informazione e conoscenza su tutti gli aspetti della salute, compreso quelli relativi alla salute sessuale e riproduttiva, che le permettano di godere di una maternità responsabile”.  Lo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro sostiene: “Come il salmone che, attraverso inaudite fatiche e pericoli, risale il fiume controcorrente per assolvere al compito che la natura gli ha dato, ossia essere fertile, anche una donna senza figli ha un compito: lasciare in questa vita un segno, se non un figlio, una piccola o grande opera dell’ingegno e della
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