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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 06/12/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38872-il-diritto-del-bambino-di-essere-tutelato

Autore: Ludovica Zoccali

Il diritto del bambino di essere tutelato

Il diritto del bambino di essere tutelato

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 06/12/2016

Autore

50423 Ludovica Zoccali
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Il diritto del bambino di essere tutelato IN CHE MODO IL LEGISLATORE, CHE AGISCE IN MATERIA, DEVE TENERE CONTO DELLE DIFFERENZE DI GENERE?
 
Nel periodo dell'infanzia, numerose possono essere le fonti di rischio nocive per il corretto sviluppo dell’individuo. Nonostante vengano spesso citati a titolo di esempio, problemi quali la pedofilia, il lavoro infantile e la prostituzione minorile non sono le sole piaghe del corpo infantile. Negli ultimi decenni, crescente è la necessità imprescindibile del bambino di essere protetto e “trattato con giustizia” dalla famiglia, dalla scuola, dai datori di lavoro, dalla comunità sociale, dalle sue organizzazioni e dai suoi enti, ma altrettanto  rilevante è anche il dovere del Legislatore, seppur nel rispetto della parità di genere, in virtù della quale uomini e donne dovrebbero ricevere pari trattamento,  di tenere conto delle differenze di genere che, fin dall’età evolutiva, caratterizzano ciascun individuo. I più recenti studi sociologici, al passo con i progressi culturali, socio-politici ed economici, propongono una suddivisione degli individui che oltrepassa la distinzione biologica e che si basa, invece, su due differenti aspetti dell’identità: il sesso (dato dal corredo genetico) ed il genere (rappresentato dal costrutto culturale). Si tratta di elementi in stretta relazione fra loro, dal momento che i caratteri biologici permettono il prodursi delle identità di genere. Per questo motivo, definire le differenze fra sesso e genere maschile
e sesso e genere femminile è fondamentale. Il Legislatore, che agisce in materia di tutela del fanciullo, nella prospettiva di tenerne conto, può e deve trarre spunto dai contributi che ogni Nazione offre, sia mediante l’operato dei suoi enti e le varie organizzazioni intergovernative, sia mediante l’applicazione di vari strumenti di tutela giuridica, come la stipulazione di convenzioni di natura internazionale. 
Una base di partenza normativa di grande rilevanza è quella data dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, in data 20 novembre 1989 (evento, peraltro, celebrato  il 20 novembre di ogni anno, in quasi tutti i paesi del mondo, con la Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza). Si tratta di uno strumento di tutela giuridica degno di nota in quanto, oltre esprimere un consenso su quali debbano essere gli

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gli obblighi della Comunità Internazionale nei confronti dei bambini, è anche un mezzo volto a sancire, a livello internazionale, le differenti tipologie di diritti umani: civili, culturali, sociali, politici ed economici, con un occhio di riguardo per la tutela della protezione contro l’abuso e lo sfruttamento. Non a caso, vi hanno aderito ben 196 Stati. L’Italia ha ratificato la Convenzione il 27 maggio 1991 con L. N. 176. e, ad oggi, ha presentato al  Comitato sui Diritti dell'Infanzia ben quattro Rapporti.
La concezione, a firma Freudiana, secondo cui nel bambino vi sono i germi di tutte le perversioni dell'età adulta spiega perché sia necessaria una completa tutela di ogni tappa evolutiva, al fine di formare correttamente la personalità dell’infante e adolescente che si appresta a vivere le altre fasi della vita. Quest’ultimo aspetto è un fondamento da non sottovalutare: infatti il Legislatore, con il primo articolo della sopra citata Convenzione “intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore ai diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”.
I 54 articoli della Convenzione, seguiti da ben 3 protocolli opzionali (sui bambini in guerra, sullo sfruttamento sessuale,  sulla procedura per i reclami), approvati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rispettivamente nel 2000, i primi due, e nel 2011, seguono quattro principi fondamentali: principio di non discriminazione (art. 2), principio di superiore interesse del bambino in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica (art. 3), principio del diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino (art. 6), in virtù del quale ciascuno Stato si impegna ad applicare tutte le sue risorse disponibili, compresa la cooperazione tra Stati, ed infine l’obbligo di ascoltare i minori in tutti i procedimenti decisionali che li riguardano, soprattutto in ambito
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