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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 13/09/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38597-assistenza-familiare-dall-obbligo-coniugale-al-reato

Autore: Marzario Margherita

Assistenza familiare: dall’obbligo coniugale al reato

Assistenza familiare: dall’obbligo coniugale al reato

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 13/09/2016

Autore

46096 Marzario Margherita
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Assistenza familiare: dall’obbligo coniugale al reato Abstract: L’Autrice ci conduce per mano illustrando il contenuto e le modalità del rapportarsi l’uno con l’altro nei vincoli familiari all’insegna del valore dell’assistenza e della solidarietà.
 
Nei casi di separazione/divorzio sono frequenti le denunce o le querele per violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 cod. pen., richiamato anche dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”) per il mancato versamento dell’assegno di mantenimento oppure, nei casi di inadempimento dei compiti familiari, è ricorrente la presenza degli assistenti sociali. L’assistenza familiare, però, non è e non può essere circoscritta solo ad un assegno di mantenimento o a posteriori in caso di mancanza di essa; è molto più ampia e significativa e per delinearla ci si può far aiutare da esperti in varie materie.
Nell’art. 143 cod. civ. “Doveri reciproci dei coniugi”, nella stesura del 1942, si leggeva: “Il matrimonio impone ai coniugi l’obbligo reciproco della coabitazione, della fedeltà e dell’assistenza”. Dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975, l’art. 143 cod. civ. “Diritti e doveri reciproci dei coniugi” al comma 2 prevede: “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”. Non si tratta solo di un’innovazione terminologica ma
sostanziale. Innanzitutto il matrimonio non impone uno stile di vita preconfezionata come una camicia di forza, ma dal matrimonio deriva (letteralmente “derivare” significa “far defluire le acque”, quindi simboleggia bene la vita matrimoniale) la costruzione della vita comune in cui diritti e doveri reciproci rappresentano anche degli step in divenire; questa altresì la ratio del fortemente innovativo art. 144 cod. civ. “Indirizzo della vita familiare e residenza della famiglia”, in luogo del vecchio art. 144 “potestà maritale”. L’assistenza coniugale è stata qualificata come “morale” prima e “materiale” dopo. Mentre nella disciplina previgente occupava l’ultimo posto, in quella attuale è stata posta tra la fedeltà e la collaborazione perché è il collante della coppia (assistenza da intendersi comprensiva della sfera sessuale, ovvero come volontà bilaterale o mutuo consenso alla prestazione sessuale o soddisfazione sessuale; aspetto controverso in parte della dottrina e della

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della giurisprudenza).
La locuzione “assistenza morale e materiale” richiama un’altra, “comunione spirituale e materiale” (art. 1 n. 898/1970 cosiddetta legge sul divorzio): il matrimonio è basato sulla comunione interpersonale e intrapersonale, di cui il rapporto sessuale rappresenta solo un aspetto da intendersi più come intesa sessuale (comunicare e comprendersi su tempi, modalità, desideri e necessità di ognuno e della coppia) e non meramente come consumazione dell’atto sessuale. Solo se si riesce a cogliere la dimensione personale, interpersonale e intrapersonale del matrimonio, ci si impegna a portarlo avanti e comunque, tranne i casi estremi in cui è intollerabile la prosecuzione della convivenza o si reca grave pregiudizio all’educazione della prole (art. 151 cod. civ.).
“Un buon matrimonio è quello in cui ciascuno dei due nomina l’altro custode della sua solitudine” (il poeta Rainer Maria Rilke). Il matrimonio non è l’unione di due solitudini ma l’unione nella consolazione. Anche raggiungere ciò è farsi reciproca assistenza morale e materiale.
“[...] stare insieme per tanti anni dovrebbe eliminare dal rapporto il superfluo, quindi anche le parole inutili. Alla ricerca del silenzio: tacere, una conquista” (lo scrittore Antonio Petrocelli). Una delle più belle forme di complicità e intimità è ascoltarsi e immedesimarsi nel reciproco silenzio: finanche questo può essere uno degli aspetti dell’obbligo reciproco all’assistenza morale dei coniugi.
“Due amanti silenziosi somigliano a due arpe con lo stesso diapason e pronte a confondere le voci in una divina armonia” (lo scrittore francese Jean Baptiste Alphonse Karr). La coppia è un progetto di vita, un progetto in salita: si dovrebbe dare pure questo significato all’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale. Si noti che il riformatore del 1975, a differenza del codificatore del 1942, ha scritto “obbligo a” e non “obbligo di”, perché è una continua tensione e propensione.
Ben più
[...]
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