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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 24/05/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38257-nel-caso-di-debito-di-un-coniuge-in-regime-di-comunione-legale-dei-beni-il-creditore-pu-pignorare-l-intero-bene

Autore: Graziotto Fulvio

Nel caso di debito di un coniuge in regime di comunione legale dei beni, il creditore può pignorare l'intero bene?

Nel caso di debito di un coniuge in regime di comunione legale dei beni, il creditore può pignorare l'intero bene?

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 24/05/2016

Autore

50130 Graziotto Fulvio
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Nel caso di debito di un coniuge in regime di comunione legale dei beni, il creditore può pignorare l'intero bene? Nel caso di debito di un coniuge in regime di comunione legale dei beni, il creditore pignora l'intero bene, senza che l'altro coniuge possa escludere la sua quota ideale dal pignoramento.
 
Decisione: Sentenza n. 6230/2016 Cassazione Civile - Sezione III
Classificazione: Amministrativo, Civile, Commerciale, Penale, Societario, Tributario
Parole chiave: accertamento – ricorso
 
Il caso.
A seguito della procedura esecutiva immobiliare su un immobile sul quale i due coniugi vantavano diritti per la complessiva metà in comunione legale, uno dei due proponeva opposizione di terzo ex art. 619 codice di procedura civile avverso la procedura esecutiva pendente, ad istanza della banca, nei confronti del consorte.
In sede di opposizione veniva dedotta l'illegittimità della vendita dell'immobile realizzata con decreto di trasferimento, in quanto lesiva dei diritti dominicali relativi alla sua quota parte di 1/4 indiviso dell'immobile.
Il Tribunale respingeva l'opposizione perché in parte inammissibile (ai sensi dell'art. 620 c.p.c.) e in parte infondata (ai sensi dell'art. 2921 codice civile).
La Corte di Appello rigettava l'appello della consorte, che proponeva ricorso per cassazione affidandosi a sette motivi.
 
La decisione.
I ricorrenti avevano sollevato il problema dell'integrità del contraddittorio fin dal primo grado, e la Cassazione chiarisce che, sebbene l'aggiudicataria dell'immobile trasferito in virtù del processo esecutivo non ha mai preso parte al giudizio, tuttavia la mancata
partecipazione dipende «dalla consapevole e reiterata scelta processuale della medesima opponente originaria (se non pure del debitore intervenuto in appello), di impostare l'azione come opposizione di terzo all'esecuzione, insistendo nel qualificarla ammissibile anche dopo la vendita del bene, nonostante la lettera della norma codicistica: in quanto tale, cioè in quanto opposizione di terzo ad esecuzione, non è insostenibile che l'azione allora non vada proposta contro nessun altro che non sia già parte del processo esecutivo fino ad un tempo immediatamente precedente la vendita e quindi contro nessun altro che debitore e creditori, proprio perché la fattispecie processuale è data per l'ipotesi in cui la vendita non ha avuto ancora luogo. La solo apparente pretermissione dell'aggiudicataria dipende così esclusivamente dalla qualificazione dell'azione, costantemente sostenuta prima soltanto dall'opponente e poi pure dall'interventore; la quale qualificazione condiziona la verifica della pienezza e ritualità del

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del contraddittorio, determinandone l'esito positivo anche in questa sede.»
E conseguentemente ritiene che «Per avere la S. impostato l'azione come opposizione di terzo ad esecuzione e per essere questa data - ma, ben significativamente, proprio prima della vendita - solo nei confronti di debitore e creditori perché presumibili uniche controparti prima della vendita, allora, il contraddittorio è stato ab origine integro».
Il Collegio anzitutto delimita il nucleo centrale della questione: «la fattispecie si incentra sulla pretesa illegittimità del pignoramento in quanto riferito ad un bene almeno in parte ricadente nella comunione legale tra i coniugi».
Poi la Corte affronta la questione della legittima (e necessaria) aggressione dei beni nella loro interezza: «la giurisprudenza di questa Corte (Cass. 14 marzo 2013, n. 6575) ha già concluso per la necessità e la contemporanea legittimità, in un contesto in cui è costante la qualificazione di quella comunione come comunione senza quote o a mani riunite, dell'aggressione esecutiva di ognuno dei beni di essa facente parte, esclusivamente nella sua interezza e non per una inesistente quota della metà, salvo il diritto del coniuge non debitore a percepire, in sede di distribuzione del ricavato, la metà del ricavato (al lordo delle spese di procedura) della vendita del bene.
Ed è pure stato specificato che il coniuge non debitore, che la precedente giurisprudenza di questa Corte di legittimità, senza affrontare però ex professo il problema, abilitava a proporre le opposizioni agli atti esecutivi o perfino di terzo, potrà certo esperirle: ma, quanto all'opposizione di terzo, non potrà con essa pretendere di escludere dall'espropriazione una quota del bene in natura, che non gli spetta e di cui - fino allo scioglimento della comunione, anche solo limitatamente a quel bene e dovuto alla conclusione del procedimento espropriativo che lo aveva ad
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