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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 06/05/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38174-quali-limiti-al-mantenimento-da-parte-dei-genitori-l-indipendenza-economica-dei-figli

Autori: Ugo Sardo, DS redazione

Quali limiti al mantenimento da parte dei genitori? L’indipendenza economica dei figli

Quali limiti al mantenimento da parte dei genitori? L’indipendenza economica dei figli

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 06/05/2016

Autori

50284 Ugo Sardo
49983 DS redazione
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Quali limiti al mantenimento da parte dei genitori? L’indipendenza economica dei figli Pur non essendo automatica la cessazione degli obblighi di mantenimento, da parte dei genitori, del figlio al raggiungimento della maggiore età, va però escluso che il Legislatore abbia voluto imporre in eterno al genitore separato o divorziato il mantenimento del figlio maggiorenne: l’ordinamento ha predisposto per il genitore uno strumento di tutela, consistente nella dimostrazione del raggiungimento dell’indipendenza economica da parte del figlio, ovvero nella dimostrazione che il mancato svolgimento di un’attività economicamente remunerativa dipende dall’inerzia o dal rifiuto ingiustificato del figlio stesso.
Tale principio è stato ribadito dal costante orientamento interpretativo (così in Cass. civ., sez. VI, 29 ottobre 2013, n. 24424; Cass. civ., sez. I, 10 ottobre 2012, n. 1773; Cass. civ., sez. I, 26 settembre 2011, n. 19589).
L’attività economica che determina la fine dell’obbligo di mantenimento deve essere stabile, sia essa da lavoro o da capitale, e tale da consentire al figlio un reddito corrispondente alla sua professionalità e un’appropriata collocazione nel contesto economico-sociale di riferimento, nonché adeguata alle attitudini e aspirazioni del figlio.
Non è quindi sufficiente a far cessare l’obbligo di mantenimento un’attività economica saltuaria o precaria, la quale, al massimo, può costituire presupposto per una riduzione del mantenimento stesso (Cass. civ., sez. VI, ord. 11 settembre 2014, n. 19182; Trib. Novara, 2 maggio 2013).
Non sono equiparabili ad introito
derivante da attività economica e, quindi, non sono causa di riduzione o estinzione del mantenimento per il figlio, gli aiuti (veri e propri regali) che il figlio riceve dai propri nonni, posto che il figlio non ha diritto ad ottenere o pretendere tali aiuti dai nonni (trattandosi di vere e proprie donazioni).
Viceversa, è equiparabile all’attività economica, intesa come introito da reddito, il possesso di un proprio personale patrimonio che rende, di fatto, il figlio autosufficiente, potendosi in tal caso venirsi a determinare le condizioni che comportano la cessazione dell’obbligo di mantenimento; soprattutto se il figlio
 
“ormai ultratrentenne, dotato di patrimonio personale e ciò nonostante, ancora dedito, a spese del padre, agli studi universitari in sede diversa dal luogo di residenza familiare, senza avere ingiustificatamente conseguito alcun correlato titolo di studio, trovato, al pari del fratello minore, una

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una pur possibile, occupazione remunerativa”. (Cass. civ., sez. I, 6 dicembre 2013, n. 27377)
 
Del resto, il figlio, una volta raggiunta la maggiore età, non ha l’obbligo di cercarsi un lavoro, ben potendo decidere di continuare la propria istruzione, senza che ciò possa essere considerato un atteggiamento di rifiuto del lavoro o di rifiuto verso il raggiungimento dell’indipendenza economica; ma tale facoltà non può degenerare in ipotesi patologiche, nelle quali lo studio è solo di “facciata” (rimanendo limitato, ad esempio all’iscrizione universitaria, senza poi coltivare gli studi) o i risultati scolastici siano palesemente scarsi o addirittura inesistenti (ad esempio, nessun esame sostenuto in cinque anni di iscrizione universitaria).
In altri termini, il figlio maggiorenne può continuare ad esercitare il proprio diritto allo studio e a conservare il diritto al mantenimento se la sua formazione scolastica è reale ed è confermata da risultati, oltre che protratta per un ragionevole lasso di tempo.
Nondimeno detto obbligo può essere protratto sine die, atteso che lo stesso non può superare ragionevoli limiti di tempo e di misura, in considerazione del fatto che il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni, sempre che le stesse siano compatibili con le condizioni economiche dei genitori.
Il criterio dell’autosuffi cienza economica, sotto il profilo dell’idoneità degli emolumenti a garantire al fi glio la piena autonomia, è stato oggetto di un interessante arresto giurisprudenziale, in tema – assai frequente, nella realtà quotidiana – di trattamento economico degli specializzandi in medicina, previsto dal d.lgs. n. 368/1999. La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 11414 del 22 maggio 2014, ha stabilito l’importante principio, secondo il quale il compenso corrisposto al laureato in medicina
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