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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 31/03/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38039-comodato-e-assegnazione-della-casa-familiare-prevale-l-interesse-del-comodante-sul-vincolo-di-destinazione

Autore: Maira Roberta

Comodato e assegnazione della casa familiare: prevale l’interesse del comodante sul vincolo di destinazione?

Comodato e assegnazione della casa familiare: prevale l’interesse del comodante sul vincolo di destinazione?

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 31/03/2016

Autore

50256 Maira Roberta
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Una problematica molto frequente nell’ambito del diritto civile riguarda l’immobile concesso a titolo di comodato da parte del genitore di un coniuge in occasione delle nozze, per essere adibito a casa familiare, e il provvedimento di assegnazione dell’abitazione al coniuge affidatario.
In particolare, la questione di cui sopra si ha quando un genitore concede a titolo di comodato al proprio figlio l’immobile di sua proprietà al fine di venire incontro alle esigenze abitative della nuova famiglia, senza determinarne il limite di durata e, successivamente, la coppia entra in crisi coniugale. Ci si domanda, pertanto, cosa accade nel momento in cui, in sede di giudizio di separazione o divorzio, il giudice emette il provvedimento di assegnazione della casa familiare e cioè se il contratto di comodato si scioglie, determinando così la restituzione dell’immobile in capo al proprietario, oppure se esso prosegue in capo al coniuge affidatario, posto che esso è stato adibito ad un uso specifico pattuito dalle parti.
Al fine di dare una soluzione alla questione sopra riportata è opportuno analizzare, seppur brevemente, l’istituto del comodato, ex artt. 1803-1812 c.c.
Il comodato è un contratto col quale una parte, detta comodante, concede all'altra, detta comodataria, una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o un uso determinato, con l’obbligo di restituire la
stessa cosa ricevuta, senza però essere tenuta a pagare alcun corrispettivo.
A tal proposito occorre distinguere: vi è un comodato con determinazione del limite di durata che può risultare da un termine finale che le parti hanno pattuito, oppure dall’utilizzo specifico per cui il bene è stato concesso in prestito (ex art. 1809 c.c.). In tale ipotesi il comodante è tenuto ad esigere la restituzione immediata del bene concesso in comodato soltanto se, durante il termine pattuito oppure prima che il comodatario si sia servito della cosa, sopraggiunga un bisogno urgente o imprevisto ( ex art 1809, II comma, c.c.).
Al contrario, il comodato senza determinazione di durata si ha se le parti non hanno stabilito alcun termine e se questo non è desumibile neppure implicitamente dall’utilizzo della cosa. In tale ipotesi, definita di “comodato precario”, il comodante è tenuto a

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a richiedere la restituzione del bene in qualunque momento, estinguendo pertanto il rapporto ( ex art. 1810 c.c.).
La distinzione sopra enunciata è molto significativa al fine di inquadrare la problematica di cui parliamo.
Con riferimento, dunque, al nostro caso di specie occorre precisare come viene qualificato il contratto di comodato avente ad oggetto la concessione in prestito dell’immobile di proprietà del genitore ad uno dei due coniugi. Si deve cioè capire se esso rientri nell’ambito dell’ art. 1809 c.c. e, dunque, sia un contratto con determinazione del termine finale di durata, oppure se sia qualificato come un comodato “precario” rientrando così nell'art. 1810 c.c. Ne consegue che, nella prima ipotesi, il proprietario comodante può chiedere la restituzione del bene unicamente in presenza di un urgente ed imprevisto bisogno, mentre nel secondo caso egli potrà chiedere la restituzione del bene in qualunque momento, esercitando così il c.d. recesso “ad nutum”.
Determinante, a tal proposito, è l’intervento delle Sezioni Unite con la pronuncia n. 13603 del 21 luglio 2004. I giudici di legittimità hanno precisato difatti che, sebbene le parti non abbiano fissato alcun termine di durata del contratto di comodato, esso si può desumere dalla destinazione in vista del quale esso è stato concluso, finalizzata alle esigenze abitative familiari. Ne consegue che il vincolo di destinazione dell’immobile non può assolutamente considerarsi venuto meno per la separazione della coppia posto che esso è stato concluso al fine di adibire l'immobile a casa familiare, indipendentemente dall’insorgere di eventuali crisi coniugali. Conformemente a tale indirizzo, dunque, la fattispecie in esame rientra nell’ambito dell’art. 1809, II comma c.c., con la conseguenza che il comodante/proprietario è legittimato a chiedere la restituzione del bene solamente per un urgente ed imprevisto bisogno.
In sostanza il provvedimento di assegnazione della casa familiare,
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