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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 29/03/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/38014-quale-disciplina-per-l-unione-civile-tra-persone-dello-stesso-sesso

Autore: Avvocato Cinzia Santagostino Baldi

Quale disciplina per l’unione civile tra persone dello stesso sesso?

Quale disciplina per l’unione civile tra persone dello stesso sesso?

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 29/03/2016

Autore

50245 Avvocato Cinzia Santagostino Baldi
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Quale disciplina per l’unione civile tra persone dello stesso sesso? La nuova normativa, intitolata Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze, è divisa in due parti: la prima introduce nel nostro ordinamento l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale mentre la seconda stabilisce una disciplina della convivenza di fatto sia eterosessuale che omosessuale.

Regolamentazione

Anche il nuovo testo, prendendo spunto dagli articoli 2 e 3 della Costituzione relativi ai  diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali e all’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, regolamenta l’unione civile tra persone dello stesso sesso qualificandole come “specifiche formazioni sociali”, Grazie a tale innovativa normativa, le coppie suddette, potranno usufruire di un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile.
L’unione civile  potrà essere costituita, come precisamente statuito dall’art. 1 della legge, tra due persone maggiorenni dello stesso sesso che rendono formale dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni; l’ufficiale di stato civile provvederà alla registrazione della rilasciata dichiarazione presso l’apposito archivio.
Cause impeditive
Sono quattro i fattori che potranno impedire la costituzione dell’unione civile determinandone la nullità:
- la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;
- l’interdizione di una
delle parti per infermità di mente; la sussistenza tra le parti dei rapporti di parentela;
- la sussistenza tra le parti dei rapporti indicati all’art. 87, primo comma, c.c. e quindi gli ascendenti e i discendenti in linea retta, i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini, lo zio e la nipote e la zia e il nipote (anche chiaramente dipendenti da filiazione naturale), gli affini in linea retta anche se il matrimonio da cui deriva l’affinità è stato dichiarato nullo o sciolto o cessato, gli affini in linea collaterale in secondo grado, l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti, i figli adottivi della stessa persona, l’adottato e i figli dell’adottante, l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato.
- la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito

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unito civilmente con l’altra parte.
La sussistenza di una delle suddette cause impeditive, come detto determina la nullità dell’unione civile, che come previsto dalla medesima legge, che può essere impugnata da ciascuna delle parti dell’unione civile, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico ministero e da tutti coloro che abbiano per impugnarla un interesse legittimo e attuale.

Diritti e doveri delle parti

La costituzione dell’unione civile tra due soggetti, determina l’insorgenza in loro capo di una serie di diritti e doveri reciproci.
Inizialmente il Ddl faceva riferimento al matrimonio tra eterosessuali, ma tale riferimento con il nuovo testo è stato rivisto. Infatti, viene espressamente indicato all’art. 20 che “Al solo fine di assicurare l’effettività della tutela di diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”.
Nel comma successivo, però, viene precisato che la disposizione di cui al periodo precedente “non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge, nonché alle disposizioni in materia di adozione (l. 184/83).
Si intende precisare, quindi, che in virtù di quanto sopra sono applicabili tra gli uniti civilmente, tra le altre, certamente:
- le disposizioni sul matrimonio che prevedono l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione;
- le disposizioni che prevedono l’obbligo di contribuire ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo ai bisogni comuni;
- le disposizioni riferite agli alimenti;
-
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