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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 03/03/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/37907-cos-la-maternit-surrogata-il-principio-dell-unione-europea-dell-interesse-superiore-del-minore-e-l-ordinamento-giuridico-italiano-in-materia-di-surrogazione-di-maternit

Autore: Assenza Carmelo

Cos’è la maternità surrogata? Il principio dell’Unione Europea dell’interesse superiore del minore e l’ordinamento giuridico italiano in materia di surrogazione di maternità

Cos’è la maternità surrogata? Il principio dell’Unione Europea dell’interesse superiore del minore e l’ordinamento giuridico italiano in materia di surrogazione di maternità

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 03/03/2016

Autore

50205 Assenza Carmelo
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In questi giorni il dibattito politico è incentrato, tra gli altri argomenti, su tematiche che riguardano il diritto di famiglia: unioni civili, convivenze di fatto, stepchild adoption e maternità surrogata, che qui andremo ad esaminare.
Per maternità surrogata si intende la pratica secondo cui una donna (c.d. madre portante) assume l'obbligo di provvedere alla gestazione ed al parto per conto di una persona o di una coppia, a cui si impegna a consegnare il nascituro.
Questa procedura, che dovrebbe essere sul piano etico un scelta personalissima, sul piano giuridico è vietata per legge in molti paesi, tra cui l'Italia: l’art. 12 c. 6 della Legge 19 febbraio 2004 n. 40, “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, dispone che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.
Sul tema, la sentenza della Corte di Cassazione, Sez. I Civile, n. 24001 dell’11 novembre 2014 si è occupata della questione esaminando il caso qui di seguito esposto.
Il Pubblico Ministero presso il Tribunale per i Minorenni di Brescia, con ricorso, chiese dichiararsi lo stato di adottabilità di
un bambino, riferendo che i genitori erano sottoposti a procedimento penale per il delitto di alterazione di stato, sospettandosi la non veridicità della loro dichiarazione di nascita del minore, in quanto la madre aveva subito in passato un intervento di isterectomia ed il padre era affetto da oligo-spermia. Il Tribunale, con decreto, comunicata la richiesta del P.M. ai coniugi, nominò un curatore speciale per il minore e affidò quest'ultimo ai servizi sociali con collocazione presso i presunti genitori. Costituitisi, i coniugi dichiararono che la madre non era in realtà madre biologica del minore, il quale era stato generato grazie a surrogazione di maternità conformemente alla legge ucraina, che consente tale pratica. Il Tribunale, accertato mediante consulenza tecnica di ufficio che anche il marito non era padre biologico del minore, dichiarò lo stato di adottabilità di quest'ultimo, dispose il collocamento del medesimo

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medesimo presso una coppia da scegliersi tra quelle in lista per l'adozione nazionale, sospese i coniugi dall'esercizio della potestà di genitori e nominò un tutore, con le seguenti motivazioni: dagli accertamenti effettuati era risultato che i coniugi non erano genitori biologici del minore; la pratica della maternità surrogata, così come la fecondazione eterologa, in Italia è vietata dalla L. 40/2004 art. 14; la legge ucraina consente tale pratica a condizione che gli ovociti non appartengano alla donna che esegue la gestazione e che almeno il 50 % del patrimonio genetico del nascituro provenga dalla coppia committente, onde il contratto di surrogazione di maternità concluso dai coniugi italiani con la gestante era nullo anche secondo la legge ucraina; la denuncia della filiazione era avvenuta in frode alla disciplina dell'adozione; i coniugi avevano da tempo superato l'età in cui è consentita l'adozione di un neonato, e inoltre per tre volte erano state in precedenza respinte loro domande di adozione per “grosse difficoltà nella elaborazione di una sana genitorialità adottiva”.
Successivamente, la Corte d’Appello di Brescia ha poi respinto l'appello dei coniugi per i seguenti motivi: essendo pacifico che neppure il marito è padre biologico del minore, era stata violata anche la legge ucraina sulla maternità surrogata, la quale ammette tale pratica solo a condizione che almeno il 50 % del patrimonio genetico del nascituro appartenga alla coppia genitoriale committente, e dunque era irrilevante l'allegazione, da parte degli appellanti, della liceità, secondo la legge ucraina, della donazione di ovociti nella fecondazione extracorporale (eseguita nell'ambito della surrogazione di maternità); il certificato di nascita ucraino, benché debitamente apostillato, non poteva essere riconosciuto in Italia ai sensi della L. 218/1995 art. 65 essendo contrario all'ordine pubblico, atteso che la L. 40/2004 vieta qualsiasi forma di surrogazione di maternità e la
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