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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 04/03/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/37901-le-adozioni-omogenitoriali-breve-excursus-della-normativa-e-della-giurisprudenza-nell-unione-europea-e-in-italia-in-attesa-del-nuovo-disegno-di-legge-sulla-stepchild-adoption

Autore: Assenza Carmelo

Le adozioni omogenitoriali. Breve excursus della normativa e della giurisprudenza nell’Unione Europea e in Italia in attesa del nuovo disegno di legge sulla stepchild adoption

Tribunale per i Minorenni di Roma, sentenza n. 299 del 30 luglio 2014 Tribunale per i Minorenni di Bologna, Ordinanza n. 4701 Corte d'Appello, Milano, sentenza del 16 ottobre 2015

Le adozioni omogenitoriali. Breve excursus della normativa e della giurisprudenza nell’Unione Europea e in Italia in attesa del nuovo disegno di legge sulla stepchild adoption

Tribunale per i Minorenni di Roma, sentenza n. 299 del 30 luglio 2014 Tribunale per i Minorenni di Bologna, Ordinanza n. 4701 Corte d'Appello, Milano, sentenza del 16 ottobre 2015

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 04/03/2016

Autore

50205 Assenza Carmelo
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Introduzione

Dopo il recente voto del Senato sul disegno di legge in materia di unioni civili e convivenze di fatto, ancora non cessano le polemiche all’interno della stessa maggioranza parlamentare che sostiene il Governo per lo stralcio della norma sulla c.d. stepchild adoption, cioè l’istituto giuridico che consente al figlio di essere adottato dal partner, unito civilmente oppure sposato, del proprio genitore.
In attesa che il Legislatore superi l’empasse politica, si ritiene utile esaminare brevemente la normativa e la giurisprudenza comunitaria ed italiana in materia di adozioni omogenitoriali.
 
Unione Europea
Già nel gennaio 2008 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (European Court of Human Rights Case of E.B. v. France, Application no. 43546/02) aveva accolto il ricorso di una donna francese a cui era stato negato, in quanto single e omosessuale, di adottare un minore, come riconosciuto invece a single eterosessuali.
Successivamente, nel febbraio 2013 la CEDU (cfr. Corte Europea Diritti dell’Uomo, Grande Camera, 19.2.2013, omissis e altri c. Austria, ric. n. 19010/07) ha sentenziato che costituisce discriminazione per orientamento sessuale e violazione del diritto al rispetto della vita familiare negare ad una donna austriaca la possibilità di adottare il figlio della propria convivente come consentito all'interno delle coppie
conviventi di sesso diverso.
 
Ordinamento giuridico italiano
In Italia le adozioni sono disciplinate dalla L. 4 maggio 1983 n. 184, “Diritto del minore ad una famiglia”. Secondo l’art. 6 c. 1 “L'adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni.”, ma sono previste deroghe per alcuni casi specifici. L’art. 44 c. 3, infatti, consente l’adozione, “oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato” nei seguenti casi:
- persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre;
- quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall'articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sia orfano di padre e di madre;
- quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo.
La

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La ratio legis trova una espressa manifestazione nell'art. 57 n. 2, laddove impone al Tribunale di verificare se l'adozione ex art. 44 "realizza il preminente interesse del minore". Si tratta di una precisazione di grande rilevanza: è pur vero che tutta la normativa sull'adozione si ispira alla realizzazione di tale interesse, ma l'esigenza avvertita dal Legislatore di far esplicito riferimento ad esso trova ragione proprio perché la norma chiede requisiti meno rigorosi di quelli previsti per gli adottanti in via legittimante, con un procedimento più rapido e semplificato. Pertanto il legislatore con l’art. 44, oltre ad aver posto precisi limiti ed individuato casi tassativi per limitare la portata dell'istituto, lo circonda di ulteriori cautele, precisando che comunque sarà necessaria un'ulteriore valutazione, cioè che l'adozione realizzi il "preminente interesse del fanciullo" (cfr. sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Civile, n. 21651 del 19 ottobre 2011). Peraltro, se l'apprezzamento e la realizzazione di tale interesse costituiscono il limite invalicabile dell'applicazione dell'istituto, essi rappresentano anche una importante chiave interpretativa dello stesso.
Ora, nel caso previsto dall’art. 44 c. 3 lett. d), “constatata impossibilità di affidamento preadottivo”, si ritiene che l’impossibilità debba essere intesa non solo impossibilità de facto, ma anche impossibilità de iure, come nel caso di coppie omosessuali che, al momento, in Italia non possono unirsi in matrimonio.
Senza fare riferimento all’attuale dibattito politico sulle unioni civili, è necessario notare che le disposizioni in materia di adozioni basate sul modello di “famiglia tradizionale” non garantiscono in concreto l’interesse del minore ad avere stabilità affettiva ed educativa, dal momento che il matrimonio non può essere considerato indice di stabilità della coppia, preso atto che la solidità del vincolo matrimoniale è smentita dall’alta percentuale di se separazioni e divorzi.
Orbene, l'adozione ai sensi dell’art. 44 c. 1 lett.
[...]
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