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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 26/02/2016

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/37889-regolamentazione-delle-unioni-civili-e-delle-convivenze-di-fatto-breve-sintesi-della-normativa-e-della-giurisprudenza-nell-unione-europea-e-in-italia

Autore: Assenza Carmelo

Regolamentazione delle unioni civili e delle convivenze di fatto: breve sintesi della normativa e della giurisprudenza nell’Unione Europea e in Italia

In attesa dell’esame del c.d. disegno di legge Cirinnà (Atto del Senato n. 2081)

Regolamentazione delle unioni civili e delle convivenze di fatto: breve sintesi della normativa e della giurisprudenza nell’Unione Europea e in Italia

In attesa dell’esame del c.d. disegno di legge Cirinnà (Atto del Senato n. 2081)

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 26/02/2016

Autore

50205 Assenza Carmelo
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Diritto Comunitario
Nel diritto europeo, già con la Res. No. A3-0028/94 dell’8 febbraio 1994 la Comunità Europea aveva emanato una disciplina per la parità dei diritti delle coppie omosessuali. Successivamente, nella Raccomandazione del 16 marzo 2000 sul rispetto dei diritti umani nell'Unione Europea, si chiese agli Stati membri dell’UE di "garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali". In seguito, la Risoluzione del 4 settembre 2003 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione Europea, il Parlamento europeo, oltre a richiedere di favorire il riconoscimento delle coppie di fatto (punto 81), ha sollecitato gli Stati membri dell’UE ad attuare il diritto al matrimonio e all'adozione di minori da parte di persone omosessuali (punto 77). Poi, con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione Europea, è stato votato a maggioranza che gli Stati membri dell'UE non devono dare al concetto di famiglia "definizioni restrittive" allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli. Inoltre, la Corte di Giustizia Europea, con sentenza del 12 dicembre 2013, in base al principio della parità di trattamento, ha dichiarato che il lavoratore dipendente
unito in un PACS con una persona del medesimo sesso, qualora la normativa nazionale dello Stato membro dell’UE non consenta alle persone del medesimo sesso di sposarsi, deve godere dei giorni di congedo parentale e del premio stipendiale, concessi ai dipendenti in occasione del loro matrimonio, “allorché, alla luce della finalità e dei presupposti di concessione di tali benefici, detto lavoratore si trova in una situazione analoga a quella di un lavoratore che contragga matrimonio.”
Ordinamento giuridico italiano
Per quanto riguarda la legislazione italiana in materia di unioni civili, si ritiene necessario esaminare in primis il dettato costituzionale. L’art. 29 Cost. afferma che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, senza però menzionare esplicitamente la diversità di sesso dei nubendi. Da un lato, la tradizione giuridica cattolica ha dato per scontata la diversità di sesso

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sesso dei coniugi; dall’altro, secondo un orientamento giuridico più liberale, la “famiglia di fatto” (omosessuale, ma anche eterosessuale) sembrerebbe potersi identificare (se non nell’art. 29 Cost.) con una “formazione sociale” ai sensi dell'art. 2 Cost., secondo cui “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”, essendo pertanto giuridicamente meritevole di riconoscimento e di tutela.
Nel corso degli anni, con il progressivo evolversi della società e della c.d. “cultura popolare”, l’interpretazione tradizionale è stata messa in discussione più volte, anche alla luce della normativa e della giurisprudenza comunitaria. Senza voler fare un excursus storico-giuridico, si intende analizzare l’evoluzione giuridica più recente della materia.
Con sentenza n. 138/2010, la Corte Costituzionale, interpellata sull’argomento in merito alla legittimità costituzionale di alcuni articoli del Codice Civile, ha affermato che "L'art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri".
Successivamente, con sentenza n. 1328/2011, la Corte di Cassazione, Sez. I Penale, in materia di
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