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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 27/10/2015

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/37499-come-rivedere-l-assegno-di-mantenimento

Autori: Elena Peruzzini, DS redazione

Come rivedere l'assegno di mantenimento

Come rivedere l'assegno di mantenimento

Pubblicato in famiglia, Diritto processuale civile il 27/10/2015

Autori

50009 Elena Peruzzini
49983 DS redazione
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Tutti i genitori, anche non coniugati, hanno l’obbligo di mantenere i figli (art. 30 Cost.) in proporzione alle proprie sostanze e secondo la loro capacità professionale (art. 148 c.c.) La disciplina prevista dal codice civile in tema di assegno di mantenimento (artt. 337 ter, 337 quinquies, 337 sexies e septies come introdotti dal d.lgs. n. 154/2013) trova applicazione nei casi di separazione di coniugi (di divorzio, di annullamento e nullità del matrimonio) e nei procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati.
L’assegno di mantenimento stabilito giudizialmente a carico del padre, titolare di maggior reddito, non comporta affatto che la madre venga esonerata dall’obbligo di contribuire, a sua volta, alle esigenze della prole (Cass. civ., 6 marzo 2013, n. 5481).
Esso va determinato con riferimento alla situazione in atto al momento della decisione, sicché deve essere considerata anche l’evoluzione delle condizioni economiche dei genitori nel corso del giudizio di merito, salva restando la diversificazione dell’ammontare dell’assegno in relazione alla decorrenza delle mutate condizioni.
Ai fini della quantificazione dell’assegno di divorzio, l’incidenza sulle disponibilità economiche dell’ex marito degli oneri per il mantenimento di due figlie minori, nate dal rapporto di convivenza con la sua nuova compagna, assume un rilievo decisivo in ordine alla ricostruzione della situazione economica
delle parti (Cass. civ., 30 novembre 2007, n. 25019).
Il coniuge che si accolli l’integrale pagamento del mutuo gravante sulla casa coniugale assegnata in sede di separazione o divorzio all’altro coniuge, può richiedere e ottenere la riduzione del contributo di mantenimento (Cass. civ., 25 giugno 2010, n. 15333).
Il diritto di percepire l’assegno di mantenimento per i figli, riconosciuto ad un coniuge può essere, in ogni tempo, modificato o estinto: − qualora ricorrano giustificati motivi, attraverso una procedura giudiziale prevista dalla legge; − in forza di un accordo tra le parti.
 La procedura giudiziale
Il genitore interessato (separato o divorziato) o entrambi i genitori (cd. legittimazione attiva) possono presentare mediante ricorso al Tribunale domanda di modifica o cessazione del contributo dovuto per i figli, se ricorrono fatti o circostanze nuovi o sopravvenuti rispetto a quelli sui quali si era

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era fondata la precedente valutazione del giudice.
Si precisa che in qualunque ipotesi di cambiamento della situazione personale ed economica dei genitori – avendo la stessa effetti sulla vita dei figli – la revisione dell’assegno di mantenimento non è automatica ma sarà sempre necessario un accertamento giudiziale. In tale ambito, i “giustificati motivi” la cui sopravvenienza consente di rivedere le determinazioni adottate in sede di separazione dei coniugi sono ravvisabili nei fatti nuovi sopravvenuti, modificativi della situazione in relazione alla quale la sentenza era stata emessa o gli accordi erano stati stipulati, con la conseguenza che esulano da tale oggetto i fatti preesistenti alla separazione, ancorché non presi in considerazione in quella sede per qualsiasi motivo.
I sopravvenuti, giustificati motivi a sostegno della richiesta di revisione delle condizioni patrimoniali del divorzio possono riguardare anche i nuovi oneri familiari dell’obbligato, derivanti dalla nascita di un figlio, generato dalla successiva unione, sempre che detta insorgenza, considerate tutte le circostanze del caso concreto, abbia determinato un reale ed effettivo depauperamento delle sostanze o della capacità patrimoniale dell’obbligato stesso, apprezzato all’esito di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti. In ogni caso, a tal fine occorre tenere conto che, per un verso, il nuovo dovere di mantenimento dell’obbligato va valutato anche alla stregua delle potenzialità economiche della nuova famiglia in cui il bambino è stato generato, e quindi avendo riguardo pure alla condizione dell’altro genitore. dove, poi, venga in gioco la misura dell’assegno di mantenimento per i figli, il nuovo impegno familiare non può costituire ragione per un allentamento delle responsabilità genitoriali verso costoro, in quanto la soddisfazione dei diritti economici dei figli non può essere deteriore nella crisi della famiglia, rispetto a quanto avviene nella famiglia unita: sicché, ove il contributo di mantenimento originariamente fissato
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