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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 27/01/2015

All'indirizzo http://dirittodifamiglia.diritto.it/docs/36803-commento-a-corte-costituzionale-n-1-2015

Autore: Antonia Quartarella

Commento a Corte Costituzionale n. 1/2015.

Commento a Corte Costituzionale n. 1/2015.

Pubblicato in Giurisprudenza costituzionale il 27/01/2015

Autore

48467 Antonia Quartarella
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Corte Costituzionale, sentenza n. 1 del 12.1.2015, depositata in data 22.1.2015: è costituzionalmente illegittimo l’art. 458 c.p.p. e l’art. 1 comma 1 d.P.R. n. 448/1988, nella parte in cui prevedono che, nel processo minorile, nel caso di giudizio abbreviato richiesto dall’imputato in seguito a un decreto di giudizio immediato, la composizione dell’organo giudicante sia quella monocratica del giudice per le indagini preliminari e non quella collegiale prevista dall’art. 50bis comma RD n. 12/1941
Con la sentenza 1/2015, la Corte Costituzionale porta a compimento quel percorso evolutivo che ha portato recentemente le SS.UU. della Cassazione ad affermare la generale collegialità del giudice penale minorile, andando a colmare il gap determinato dalla vincolatività del giudicato di legittimità sulla competenza operato dalla Cassazione in conformità al tradizionale orientamento giurisprudenziale di legittimità.
Com’è noto, il legislatore italiano ha predisposto un procedimento penale ad hoc nell’eventualità in cui il soggetto delinquente sia un minore degli anni 18. Processo che trova applicazione se il fatto di reato sia stato commesso da un soggetto che all’epoca dell’assunzione della condotta di reato fosse minore di età, indipendentemente dal fatto che poi il processo sia celebrato quando il minore abbia raggiunto la maggiore età ovvero quest’ultima sia conseguita nelle more dello svolgimento del processo stesso.
La peculiarità della disciplina de qua, chiaramente ispirata ad un
favor nei confronti del minore che delinque - in ragione della formazione in itinere della sua personalità e della convinzione della recuperabilità dello stesso in seno alla comunità sociale attraverso una serie di rimedi alternativi alla condanna ed alla pena detentiva -, appare di tutta evidenza sin dalla composizione dell’organo giudicante e dalle limitazioni all’applicazione dei c.d. riti speciali di cui al libro VI del codice di procedura penale.
Con riferimento alla composizione dell’organo giudicante, l’art. 50 RD 12/1941 prevede che il Tribunale Ordinario per i Minorenni sia composto da due giudici togati e da due esperti, un uomo ed una donna; non c’è alcuna ripartizione tra tribunale in composizione monocratica e tribunale in composizione collegiale. La collegialità, inoltre, costituisce il tratto assolutamente distintivo di questo processo anche per il giudice per l’udienza preliminare: il comma 2 art. 50bis medesimo RD

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RD 12 prevede la medesima composizione del Tribunale ut supra. Nulla è, tuttavia, previsto con riferimento al giudice per le indagini preliminari, tant’è che nel silenzio della legge la giurisprudenza di legittimità costantemente aveva ritenuto che il GIP presso il Tribunale per i Minorenni fosse organo monocratico. Solo recentemente la tesi è stata abbandonata con un significativo revirement della Cassazione SS.UU. del 27.2.2014 n. 18292 che ha affermato che “nel processo penale a carico di imputati minorenni la competenza per il giudizio abbreviato, sia esso instaurato nell’ambito dell’udienza preliminare o a seguito di decreto di giudizio immediato, spetta al giudice nella composizione collegiale prevista dall’art. 50bis comma 2 dell’ordinamento giudiziario”.
Con riferimento, poi, ai riti speciali di cui al libro VI del codice di procedura penale, l’art. 25 dPR n. 448 citato esclude il ricorso all’applicazione della pena su richiesta delle parti (titolo II libro VI cpp) ed al procedimento per decreto (titolo V libro VI cpp). Consente, invece, il direttissimo, subordinatamente all’accertamento della personalità del minore: ai sensi dell’art. 9 dello stesso decreto “Il pubblico ministero e il giudice acquisiscono elementi circa le condizioni e le risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne al fine di accertarne l'imputabilità e il grado di responsabilità, valutare la rilevanza sociale del fatto nonché disporre le adeguate misure penali e adottare gli eventuali provvedimenti civili. Agli stessi fini il pubblico ministero e il giudice possono sempre assumere informazioni da persone che abbiano avuto rapporti con il minorenne e sentire il parere di esperti, anche senza alcuna formalità”. Nulla originariamente era previsto con riferimento al giudizio immediato né all’abbreviato, tanto che si rinviava alla disciplina prevista nel codice di rito. Con DL n. 92/2008, convertito con modificazioni in Legge n. 125/2008, dal 26.7.2008 è ora
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